Natural Bodybuilding: un questione di Cultura (non solo fisica)

Essere un atleta Natural va ben oltre alla scelta di non fare uso di farmaci e sostanze dopanti. E’ anche una questione di approccio mentale. Ho espresso il mio parere in merito a questo argomento su Olympian’s News, rispondendo a due domande della Posta di ON. Vi riporto qui il testo.

christian baleDomande:

Ciao Annalisa, visto che tu sei un’atleta Natural, cosa ne pensi delle trasformazioni fisiche di Christian Bale? Secondo te è possibile ottenere questi cambiamenti in modo naturale in così poco tempo?

Michael

Ciao Annalisa, visto che tu hai gareggiato in una federazione Natural, cosa e pensi degli atleti che si spacciano natural… fanno test vari… ma poi non lo sono…. non perché io sia contrario, ma sono curioso di sapere il tuo parere…

Christian

Mie risposte:

@Michael: Christian Bale farà le scelte che crede più giuste per lui. Se per il suo lavoro è richiesto questo e se lui è disposto a pagare, in termini di salute, il prezzo di queste “trasformazioni”, è una sua scelta personale. Le scelte personali dipendono sempre dalla propria scala dei valori. Io metto la Salute in cima alla mia lista dei Valori e non sarei disposta a barattarla con niente (successo, fama, denaro). Comunque non mi piace polemizzare sulle scelte altrui. Preferisco cercare dei modelli positivi da imitare piuttosto che degli esempi di comportamenti che non condivido da criticare, è più costruttivo.

@Christian: Ho visto persone che so di per certo essere natural ottenere risultati di gran lunga superiori a quelli di altri che so per certo che si bombano e non lo diresti mai per quanto sono fisicamente scarsi. Sono convinta che una buona genetica unita alla Conoscenza, possano farti ottenere risultati straordinari, che risultano incredibili a chi, non avendo pari Conoscenza, non saprebbe come ottenerli in modo Naturale. Purtroppo ci sono troppi atleti e preparatori ignoranti, che non avendo questa conoscenza, devono ricorrere al doping per ottenere risultati. È proprio la mancanza di Cultura di certi (troppi!) preparatori che crea il terreno fertile per l’utilizzo delle sostanze dopanti: “il doping è la via degli incapaci” ha detto Antonio Urso, Presidente della FIPE, nel suo intervento alla Convention sulla Forza, tenutasi di recente ad Abano Terme e alla quale ho partecipato.

Riguardo al fatto che tu dichiari di non essere contrario, mi fa nascere il sospetto che tu accusi gli altri di farne uso per giustificare te stesso. Per quanto riguarda te, rientriamo nell’argomento della risposta precedente: ognuno fa per se stesso le scelte che ritiene più opportune. Quello che mi dispiace è che siano proprio i dopati ad accusare gli atleti Natural di non essere tali!

poligrafoGli atleti che gareggiano in NBFI, sono sottoposti a due test: il poligrafo (macchina della verità) per accertare che siano “drug free” da almeno 7 anni e il test delle urine, che viene fatto ai primi 3 classificati e anche ad altri atleti a sorteggio. Inoltre i criteri di valutazione della nostra giuria penalizzano gli atleti con condizione fisica non conforme ai canoni Natural. Non sono apprezzati gli atleti troppo tirati o con una condizione talmente estrema da non poter rappresentare un fisico naturale, perché i nostri Campioni devono rappresentare un atleta in salute.

Concludo riportando un discorso di Paolo Evangelista che, seppur riferito a tutt’altro argomento (maglia da panca e fasce), trasposto al doping esprime benissimo il mio pensiero: “Quello che mi lascia perplesso è che tutti dicono che fanno palestra per confrontarsi con se stessi, non per competere con altri, bla bla bla. E allora perché farsi tanti problemi se altri usano questa roba? Il problema è che a dire queste cose sono capaci tutti, ma ci vuole molta serenità interiore per confrontarsi solo con se stessi!” (DCSS p. 752).

Io ho iniziato a gareggiare per pura sfida con me stessa, per vedere dove potevo arrivare con i miei mezzi, la mia genetica, la mia determinazione, i miei limiti, le mie debolezze. Il punto è che quando ti interessa non solo la meta ma anche il percorso per arrivarci, non ha senso né barare né cercare delle scorciatoie. Sono convinta che quando un alpinista decide di cimentarsi nella scalata di una montagna, sia interessato sia alla conquista della vetta che al percorso della scalata, alle difficoltà che questa comporta e alla sfida che rappresenta, altrimenti potrebbe scegliere di arrivarci in elicottero… Per me è la stessa cosa, anzi più vado avanti più mi rendo conto che per me il percorso vale più della meta. Le gare sono “una scusa” per fare il percorso per arrivarci: per sperimentare, a volte sbagliare, capire, imparare. Amo ogni singolo passo, anche quelli che sembrano non portarmi da nessuna parte e invece mi insegnano qualcosa. Amo la Cultura (Fisica e non) e la Conoscenza di me stessa che ne è, allo stesso tempo, origine e scopo.

Pubblicato su  Olympian’s News Mind & Body n.142 settembre/ottobre 2013, pp. 14-16.

(Copyright 101 di Sandro Ciccarelli Editore, www.olympian.it).

 

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